martedì 4 dicembre 2012

MILANO e la sua terrazza



Se volete immergervi nel milanese style, se volete trovarvi nel salotto di una delle città più glamour del mondo allora prendete posto sulla terrazza del celebre store La Rinascente. Lassù al settimo e ultimo piano del palazzo, dopo varie ore di shopping sfrenato, vi potete riposare in uno dei punti ristoro del gruppo La Rinascente Food and Restaurants: il Maio.

Più in centro di così non si può, si trova a fianco del Duomo con vista panoramica sulle guglie, uno spettacolo a cui non si assiste tutti i giorni.
E questo potrebbe bastare per fare un passaggio di qui e ricredersi sui luoghi comuni che colorano le conversazioni su Milano. Invece c'è ben altro. Il menù è ottimo e sorprendente, i piatti ricercati e colorati. In particolare occorre assaggiare il risotto! Non il solito alla zafferano, che rimane sempre buono, ma quello alla zucca, code di scampi e erbe provenzali: li supera tutti.

Dopo un ottimo pranzo, cena o drink in terrazza (sono aperti 7 giorni su 7 in perfetto stile milanese) si scende nello store, per nuovi acquisti o semplicemente per guardarsi intorno. Per farsi un'idea di cosa accadrà di nuovo nel mondo, perchè a Milano sei sempre un passo avanti!
Per qualche ora si ha l'occasione di fuggire dallo smog tremendo e dalla folla del centro e di ammirare, con notevole sorpresa, un'essenza diversa di questa eclettica città.

giovedì 15 novembre 2012

MADRID e il mercato di San Miguel



Tra un volo intercontinentale e uno domestico ho qualche ora da trascorrere a Madrid. Mi dirigo, senza dubbi, verso il famoso e incredibile mercato di San Miguel.
La struttura attira già le mie simpatie: il ferro battuto di inizio XX secolo fa decisamente atmosfera retrò, con un pizzico di romanticismo.
Fu restaurato nel 1999 e da tipico mercato cittadino si è in breve trasformato in posticino radical-chic. Per questo motivo non è consigliato per fare la spesa, i prezzi non sono molto convenienti per grandi quantità, ma proprio qui troverete un concentrato della città divertente e gustosissimo con le famose tapas!
All'entrata sarete accolti da una distesa di salamini, bocconcini e prosciutti! A sinistra il banco del pesce con assaggi di ostriche e acciughine per poi proseguire nel cuore del mercato dove abbondano e fanno l'occhilino olive dalle mille farciture, infilzate in spiedini o singole e succulente. Il tutto in formati take way, veloci e economici.
Può mancare la birra in Spagna? Certo che no, per solo un euro si beve la "cervezita" e con qualcosa in più si ottiene un ottimo bicchiere di Merlot locale.
Esiste anche un banco di specialità italiane, ma lasciamo stare, per questa volta!
Al centro di questo girone golosissimo ci sono i tavoli che diventano un ottimo punto di osservazione per rubare, in pochi minuti, l'essenza di Madrid.





lunedì 1 ottobre 2012

La città luccicante

E' in una splendida cornice naturale e paesaggistica fatta di eucalipti, pini marittimi, dune avvolgenti e tramonti variopinti che sorge una delle più apprezzate località del Marocco: Marrakech. Sorta ai piedi delle cime innevate dell'Atlante, sontuosa, esuberante e mutevole, Marrakech è considerata la capitale meridionale e richiama mercanti e commercianti anche da molto lontano. Appena si arriva in città salta agli occhi il colore dominante: il rosso. Dalla terra dei campi che circondano la Medina, alle case, ai tetti, ogni cosa possiede una sfumatura di quest'intenso e simbolico colore. Come nel caso di altre città marocchine, la parte vecchia e la ville nouvelle di Marrakech hanno circa le stesse dimensioni. La parte vecchia della città comprende naturalmente la Medina, centro storico composto da piccole e intricatissime vie. Il punto focale è la Jemaa el-Fna, l'enorme piazza diventata il palcoscenico di una miriade di attività. Qui si concentra l'essenza del Marocco, i colori dipingono ogni bancarella, i mercanti vi ammaliano con maestria e furbizia. Acrobati, giocolieri, strimpellatori itineranti, scrivani, musicisti e molto altro, tutto ciò fa parte del grande spettacolo, ai margini esterni della piazza ci sono, poi, le bancarelle di frutta e di succhi e i venditori di erbe per curare ogni genere di malanno. Questo luogo di incontro assolutamente originale è stato dichiarato nel 2001 dall'Unesco "capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità". Se la Jemaa el-Fna è famosa per l'energia, la sua vitalità e l'atmosfera magica, I Souq della Medina di Marrakech sono invece rinomati per la varietà dei loro prodotti artigianali di ottima qualità ed anche per gli spettacoli inconsueti di incantatori di serpenti o dentisti a cielo aperto. Le vie dei souq sono un vero e proprio labirinto e vagabondando tra esse si ha modo di osservare gli artigiani al lavoro mentre confezionano pantofole, tessono coperte, tingono tessuti o forgiano metalli. Decisamente un'altra dimensione, dove il profumo di zafferano, cumino, pepe nero o verbena incantano l'olfatto. Dove si possono acquistare mandorle, datteri olive mentre sui banchi degli speziali stanno allineati vasi di henné, ghassoul, estratto di rose, muschio e ambra. Per chi cerca un'esperienza sensoriale particolare e unica nel suo genere occorre addentrarsi anche nel quartiere delle concerie. Lo spettacolo che vi si presenterà non è per stomaci deboli: a cielo aperto sono disposte le pelli intere degli animali che vengono lavorate e appese ad asciugare su tutta la parete di case. La cosa particolare è che qualunque piccola guida locale vi abborderà, senza che nemmeno ve ne accorgiate, e vi trascinerà via via sempre più all'interno di questi laboratori. Calpestando le pelli e camminando sui piccoli muri che delimitano le vasche. Poi, con grande sorpresa e un certo sollievo si riaffiora nei vicoli attraverso il negozio della stessa conceria in cui sono esposti i prodotti artigianali di ogni tipo e colore.
Per dormire a Marrakech occorre assolutamente scegliere un antico palazzo ristrutturato o Riad. L'atmosfera da “Mille e una notte” si aprirà davanti ai vostri occhi in tutto il suo splendore. Questi edifici sono antichissimi e appartenuti alle famiglie più importanti del Marocco. In epoca moderna sono stati per la maggior parte rilevati da stranieri e trasformati in hotel di lusso mantenendo però tutta l'arte e la bellezza originaria. Nel cortile interno, cuore del palazzo, si trovano colonne e fontane riccamente decorate con porcellane e marmi. Tutt'attorno le stanze con i letti a baldacchino, i piccoli tavoli d'argento e i soffitti in legno. Entrare in un riad significa entrare nella vera essenza di Marrakech accompagnati da sensuali profumi che incantano.
E a proposito di piaceri intensi e sensazioni indimenticabili come non parlare della cucina locale, universalmente riconosciuta e apprezzata, fatta di mille specialità regionali e sapori diversi. Dalla città passavano le carovane partite da Timbuctù, dirette al nord e cariche d'oro e di ogni genere di spezie. La cucina di Marrakech è non a caso la più speziata del paese. Il piatto nazionale per definizione è il cous cous (o kasksou) una pietanza unica a base di semola di grano e orzo cotta a vapore che si può abbinare alla carne, al pesce o alle verdure. A Marrakech, nella stagione giusta, si può provare la varietà di cous cous a base di zucca o con i ceci, gustato con una salsa di cipolle e uvetta e spezie. Un'altra specialità marocchina sono gli stufati di carne tajine che devono il loro nome dalla caratteristica pentola di coccio dal coperchio a forma di cono. In giro per le strade della città e nella stravagante piazza Jemaa el-Fna si possono, poi, trovare e gustare il kabab di carne d'agnello o di frattaglie aromatizzato al cumino e coriandolo fresco, gli spiedini quodban, deliziose salsicce speziate di vitello merguez, spiedoni di agnello mechoui spalmato con burro e spezie. Ma anche zuppe chorba di legumi e verdure, sardine e sogliole fritte, insalate. Tutti i piatti sono solitamente accompagnati dal pane khobz di farina di grano, leggermente lievitato e con forma circolare che serve spesso da vera e propria posata per sollevare e mangiare le altre specialità. Infine non si può certamente lasciarsi scappare un assaggio del famosissimo tè alla menta che vi verrà offerto ovunque e a qualunque ora, un rito che disseta, riscalda rimette in forma e che non si rifiuta mai, ricordando l'antico proverbio per cui "un tè senza la menta è come una notte senza la luna".




giovedì 27 settembre 2012

Sensazione Parigi



La Ville Lumiere, la città romantica per eccellenza, un simbolo della moda e dello stile: quante definizioni appartengono a Parigi, capitale unica nel suo genere. La caratteristica più appariscente è quella delle sue luci, le tante luci che ne fanno una preziosa e brillante città. Parigi ha alle spalle una ricca storia piena di sentimenti appassionati che ancor oggi rivivono nei moltissimi monumenti e opere d'arte sparse per le sue strade. L'atmosfera intensa e vibrante si respira in ogni angolo, qui molti scrittori trovarono l'ispirazione così come tanti pittori e artisti che decisero, non a caso, di trascorrervi una parte della loro vita. Parigi e un pomeriggio in fila per entrare in uno dei suoi tanti musei. Parigi e quella strana sensazione di averla già vissuta. Parigi e il mio naso all'insù in mezzo alle sue strade. Parigi, incredibile Parigi.

Dolce tsiribihina

Chiunque abbia avuto la fortuna di visitare il Madagascar sa che trovare aggettivi decisi e unici per descriverlo è impossibile. Questa grande isola offre molteplici sfaccettature sia nei suoi paesaggi che nei tratti culturali. Forse a causa delle grandi dimensioni o della posizione geografica, ma anche della tante influenze che hanno formato via via nel tempo il carattere del popolo malgascio.

La maggior parte dei voli intercontinentali diretti in Madagascar arriva all'aeroporto di Antananarivo, capitale del paese. Non sarete accolti in grandi sale, corridoi chilometrici e voci metalliche ma da un caldo profumo di terra e fiori. In questo piccolo aeroporto non ci sono navette che vi accompagneranno dalla pista al terminal: si va a piedi. Qui, dopo aver sbrigato le formalità del visto, rimane ben poco da vedere perciò l'unica cosa da fare è lasciarsi andare all'assalto dei taxisti, così determinati e invadenti da risultare, alla fine, veramente simpatici. Contrattare sui prezzi e le tariffe è la parola d'ordine, quasi una necessità, un modo per conoscersi ed entrare in confidenza.
Tra il villaggio di Ivato, dove si trova l'aeroporto, e la capitale scorrono via solo una quindicina di chilometri. I primi percorsi in terra malgascia, quelli che ti danno le sensazioni più forti e penetranti. E' l'inizio di un viaggio con tutto ciò che si porta addosso: lo stordimento, l'entusiasmo della scoperta, la voglia di essere proprio lì dove si desiderava arrivare. Eccoci in Africa seppur in una zona particolare di questo continente, di certo con tutte le problematiche e le meraviglie che lo contraddistinguono. Via via che ci si avvicina alla città le baracche dei sobborghi si fanno più numerose, il passaggio delle auto è ostacolato da vecchi minibus, carri, animali e bambini.
La vita si svolge letteralmente al di fuori delle piccole case, sulla strada, pura condivisione di tutto con tutti. Agli occhi occidentali l'impatto visivo, olfattivo, emozionale è forte, quasi da risultare uno shock.
Antananarivo, abbreviata Tanà, è una città dall’aria moderna, con case e piccoli palazzi in muratura, strade, negozi e alberghi. In mezzo al caos e allo smog spuntano i visi sorridenti delle persone. Nulla è regolare o ben definito: le case sono perennemente in costruzione, le auto vecchie e malandate, i marciapiedi sono un percorso ad ostacoli tra ambulanti e spazzatura. La povertà si avverte e ti viene sbattuta in faccia in ogni momento. Tanà è tuttavia la base di partenza per ogni altra destinazione del paese.

Una delle escursioni migliori e più appaganti da intraprendere in Madagascar è la discesa del fiume Tsiribihina situato a sud-ovest dell'isola. Per iniziare questa avventura occorre prendere un mezzo che porta alla città di Antsirabe, circa 3-4 ore a sud della capitale, punto di partenza per le meraviglie del fiume.
Prendere un mezzo di trasporto significa addentrarsi nelle gares routières , le stazioni a cielo aperto dei taxi brousse o taxi della boscaglia. Un'esperienza intensa che all'inizio lascia frastornati e scoraggiati. Vi troverete di fronte a un grande parcheggio dove gli autisti si contengono i clienti a gran voce e vince chi contratta meglio. Una volta stabilito il prezzo non serve essere impazienti perché l'orario di partenza non è certo quello previsto, ma si aspetta semplicemente che tutti i posti del piccolo bus siano occupati, per partire a pieno carico e spesso anche qualche persona in più.
Antsirabe si trova nella regione degli hauts plateaux dove il clima afoso ci abbandona e l'aria diventa frizzante. Anche per questo motivo la città è diversa da ogni altra dell'isola: più tranquilla e ritmata, contornata da grandi viali percorsi da moltissimi pousse-pousse o riscio' che ti ricordano immediatamente le influenze asiatiche dei malgasci.
Da qui, molto facilmente, si trova l'organizzatore del tour sul fiume. Non c'è che l'imbarazzo della scelta tra tutte le offerte che vi verranno fatte per strada, negli alberghi o da amici di amici. Formato il gruppo di una decina di persone si parte molto presto con un taxi brousse alla volta del villaggio di Miandrizavo da dove, il mattino seguente, inizia finalmente la discesa del fiume. Naturalmente il bagaglio da portare con se dovrà essere il più pratico e leggero possibile, ci avvertono di procurarci cappelli per ripararsi dal sole e dal caldo.
All'alba, dopo tanta attesa, ecco apparire all'orizzonte i piroguier. Giovani e intraprendenti, i ragazzi malgasci caricano tutto quanto necessario per il gruppo che si è avvicinato alla riva del fiume. Viveri, acqua, tende, piccoli materassi che si riveleranno molto utili nei giorni successivi.
Naturalmente tutta l'operazione, lenta e a tratti incomprensibile, è accompagnata da una gran quantità di bambini che guardano, osservano ogni particolare: dalle strane scarpe, alle macchine fotografiche, dai vestiti agli occhiali da sole.
Inizia la discesa, inizia il viaggio sul fiume Tsiribihina, non solo fisicamente all'interno del Madagascar ma dentro all'essenza più intima della Grande ile . Vi aspettano 140 chilometri di acqua tranquilla, animali e villaggi e persone che attendono sulle rive.
I piroguier scandiscono con il ritmo delle loro pale l'andatura regolare della discesa. All'inizio bisogna prendere confidenza con questa imbarcazione tradizionale a 2 o 3 posti, a seconda della sua lunghezza. Ma i malgasci con la loro abilità e semplicità fanno di tutto per mettere a proprio agio le persone e per rendere piacevoli anche i momenti di difficoltà. Bisogna sfruttare le ore più fresche della giornata per macinare chilometri, infatti da metà mattina in poi il sole e il caldo cominciano ad essere opprimenti.
All’ora di pranzo i piroguier si rivelano anche bravi e pratici cuochi, dai fuochi improvvisati escono riso alle verdure, pollo speziato, zuppe. Una delle sfide più dure da affrontare è la sete: siamo in Africa e l’acqua non è per niente qualcosa di scontato. Abbiamo imbarcato diverse bottiglie, per i nostri tre giorni di discesa e siamo dunque già fortunati ma non è facile abituarsi a bere acqua bollente. Per noi popolo delle bibite ghiacciate, dei frigoriferi e dei condizionatori è davvero una bella scoperta: disseta!
Verso le cinque del pomeriggio, stanchi e con gli occhi pieni delle immagini della giornata, cominciamo ad avvicinarci alle secche in mezzo al fiume dove monteremo le tende e dormiremo. Nella confusione generale le nostre guide sanno invece perfettamente cosa fare e bisogna farlo subito, prima del tramonto. Noi viaggiatori iniziamo a preparare le tende distratti dal sole che pian paio diventa una meraviglia e ci lascia per una notte stellata da non credere. Intorno al fuoco siamo davvero molto affamati, divoriamo tutto, i piroguier si tengono un po’ in disparte ma quelli che conoscono il francese o l’inglese chiacchierano volentieri.
Durante la notte il silenzio assoluto e lo scorrere lento dell’acqua sono gli unici rumori..
Il secondo giorno la sveglia è all’alba. Nei bagni improvvisati dietro ai cespugli ci prepariamo veloci. Nessun comfort e nessuna attenzione superflua a se stessi, tutto ciò non è necessario.
Siamo di nuovo sulle nostre imbarcazioni e il paesaggio comincia a cambiare. La vegetazione folta della rive dove abbiamo visto camaleonti e tartarughe lascia il posto a pareti rocciose. Charli, il nostro accompagnatore, è felicissimo quando trova un grosso camaleonte, dice che lo porterà ai suoi bambini, mi viene in mente che forse è commestibile. Sulle rocce è facile scorgere piccoli puntini blu intenso, il “martin pescatore”, oppure nuvole nere di pipistrelli ben attaccati nelle cavità. Non ho contato quanti bambini ho visto su quelle rive, erano moltissimi e simpatici nelle loro magliette strappate, aspettavano il nostro passaggio per un saluto e mille sorrisi.
La gente dei villaggi sul fiume approfitta del passaggio della piroghe per farsi portare messaggi, piccoli pacchi o notizie dai piroguier, metodi antichi di comunicazione che ricordano a chi se lo fosse dimenticato il dono della pazienza.
Al termine di questa giornata siamo già molto stanchi, mangiamo silenziosi ma a me non dispiace, ho così il tempo per imprimere nella mente tutte le immagini che non sono state rubate con una fotografia, ma che sono e saranno altrettanto forti nei miei ricordi.
Al terzo e ultimo giorno ci fermiamo per il pranzo alle cascate, pochi metri addentrandoci dalla riva ed ecco apparire queste due meraviglie di acqua pura, trasparente e fresca: le piscine naturali. Sarà il primo bagno in tre giorni, un vero piacere.
Giunti al termine del percorso siamo quasi stupiti perché non sembrava così vicino eppure anche così atteso, perché la fatica è stata tanta.
Saluto il piroguier Tata nel nostro linguaggio fatto di piccoli gesti, perché purtroppo non parla francese, non sembra per niente stanco e a sorpresa scopriamo che tutti loro torneranno immediatamente indietro, remando controcorrente, torneranno alle loro case e a prendere altri viaggiatori.
Il percorso che ci ha portato delle rive dello Tsiribihina al villaggio più vicino è stato denso di emozioni. Gli zebù trainavano i carretti con i nostri zaini, noi tutti sognavamo un letto e un bagno, ma quei cinque chilometri a piedi nelle campagne sono stati segnati da un’atmosfera dolcissima. I bambini che ci offrivano i fiori, le persone che salutavano, i colori di quella terra: il nostro passaggio goffo e stanco era accolto con una simpatia molto rara, la nostra invasione era accettata e tollerata, i nostri visi sconvolti ignorati e consolati. Che momento perfetto! Infine siamo arrivati al termine del viaggio: piccoli bungalow sono pronti per noi, cibo e acqua corrente. E all’orizzonte si scorge il primo immenso Baobab.