Chiunque
abbia avuto la fortuna di visitare il Madagascar sa che trovare
aggettivi decisi e unici per descriverlo è impossibile. Questa
grande isola offre molteplici sfaccettature sia nei suoi paesaggi che
nei tratti culturali. Forse a causa delle grandi dimensioni o della
posizione geografica, ma anche della tante influenze che hanno
formato via via nel tempo il carattere del popolo malgascio.
La
maggior parte dei voli intercontinentali diretti in Madagascar arriva
all'aeroporto di Antananarivo, capitale del paese. Non sarete accolti
in grandi sale, corridoi chilometrici e voci metalliche ma da un
caldo profumo di terra e fiori. In questo piccolo aeroporto non ci
sono navette che vi accompagneranno dalla pista al terminal: si va a
piedi. Qui, dopo aver sbrigato le formalità del visto, rimane ben
poco da vedere perciò l'unica cosa da fare è lasciarsi andare
all'assalto dei taxisti, così determinati e invadenti da risultare,
alla fine, veramente simpatici. Contrattare sui prezzi e le tariffe è
la parola d'ordine, quasi una necessità, un modo per conoscersi ed
entrare in confidenza.
Tra
il villaggio di Ivato, dove si trova l'aeroporto, e la capitale
scorrono via solo una quindicina di chilometri. I primi percorsi in
terra malgascia, quelli che ti danno le sensazioni più forti e
penetranti. E' l'inizio di un viaggio con tutto ciò che si porta
addosso: lo stordimento, l'entusiasmo della scoperta, la voglia di
essere proprio lì dove si desiderava arrivare. Eccoci in Africa
seppur in una zona particolare di questo continente, di certo con
tutte le problematiche e le meraviglie che lo contraddistinguono. Via
via che ci si avvicina alla città le baracche dei sobborghi si fanno
più numerose, il passaggio delle auto è ostacolato da vecchi
minibus, carri, animali e bambini.
La
vita si svolge letteralmente al di fuori delle piccole case, sulla
strada, pura condivisione di tutto con tutti. Agli occhi occidentali
l'impatto visivo, olfattivo, emozionale è forte, quasi da risultare
uno shock.
Antananarivo,
abbreviata Tanà, è una città dall’aria moderna, con case e
piccoli palazzi in muratura, strade, negozi e alberghi. In mezzo al
caos e allo smog spuntano i visi sorridenti delle persone. Nulla è
regolare o ben definito: le case sono perennemente in costruzione, le
auto vecchie e malandate, i marciapiedi sono un percorso ad ostacoli
tra ambulanti e spazzatura. La povertà si avverte e ti viene
sbattuta in faccia in ogni momento. Tanà è tuttavia la base di
partenza per ogni altra destinazione del paese.
Una
delle escursioni migliori e più appaganti da intraprendere in
Madagascar è la discesa del fiume Tsiribihina situato a sud-ovest
dell'isola. Per iniziare questa avventura occorre prendere un mezzo
che porta alla città di Antsirabe, circa 3-4 ore a sud della
capitale, punto di partenza per le meraviglie del fiume.
Prendere
un mezzo di trasporto significa addentrarsi nelle gares routières
, le stazioni a cielo aperto dei taxi brousse o taxi della
boscaglia. Un'esperienza intensa che all'inizio lascia frastornati e
scoraggiati. Vi troverete di fronte a un grande parcheggio dove gli
autisti si contengono i clienti a gran voce e vince chi contratta
meglio. Una volta stabilito il prezzo non serve essere impazienti
perché l'orario di partenza non è certo quello previsto, ma si
aspetta semplicemente che tutti i posti del piccolo bus siano
occupati, per partire a pieno carico e spesso anche qualche persona
in più.
Antsirabe
si trova nella regione degli hauts plateaux dove il clima
afoso ci abbandona e l'aria diventa frizzante. Anche per questo
motivo la città è diversa da ogni altra dell'isola: più tranquilla
e ritmata, contornata da grandi viali percorsi da moltissimi
pousse-pousse o riscio' che ti ricordano immediatamente
le influenze asiatiche dei malgasci.
Da
qui, molto facilmente, si trova l'organizzatore del tour sul fiume.
Non c'è che l'imbarazzo della scelta tra tutte le offerte che vi
verranno fatte per strada, negli alberghi o da amici di amici.
Formato il gruppo di una decina di persone si parte molto presto con
un taxi brousse alla volta del villaggio di Miandrizavo da
dove, il mattino seguente, inizia finalmente la discesa del fiume.
Naturalmente il bagaglio da portare con se dovrà essere il più
pratico e leggero possibile, ci avvertono di procurarci cappelli per
ripararsi dal sole e dal caldo.
All'alba,
dopo tanta attesa, ecco apparire all'orizzonte i piroguier.
Giovani e intraprendenti, i ragazzi malgasci caricano tutto
quanto necessario per il gruppo che si è avvicinato alla riva del
fiume. Viveri, acqua, tende, piccoli materassi che si riveleranno
molto utili nei giorni successivi.
Naturalmente
tutta l'operazione, lenta e a tratti incomprensibile, è accompagnata
da una gran quantità di bambini che guardano, osservano ogni
particolare: dalle strane scarpe, alle macchine fotografiche, dai
vestiti agli occhiali da sole.
Inizia
la discesa, inizia il viaggio sul fiume Tsiribihina, non solo
fisicamente all'interno del Madagascar ma dentro all'essenza più
intima della Grande ile . Vi aspettano 140 chilometri di acqua
tranquilla, animali e villaggi e persone che attendono sulle rive.
I
piroguier scandiscono con il ritmo delle loro pale l'andatura
regolare della discesa. All'inizio bisogna prendere confidenza con
questa imbarcazione tradizionale a 2 o 3 posti, a seconda della sua
lunghezza. Ma i malgasci con la loro abilità e semplicità fanno di
tutto per mettere a proprio agio le persone e per rendere piacevoli
anche i momenti di difficoltà. Bisogna sfruttare le ore più fresche
della giornata per macinare chilometri, infatti da metà mattina in
poi il sole e il caldo cominciano ad essere opprimenti.
All’ora
di pranzo i piroguier si rivelano anche bravi e pratici
cuochi, dai fuochi improvvisati escono riso alle verdure, pollo
speziato, zuppe. Una delle sfide più dure da affrontare è la sete:
siamo in Africa e l’acqua non è per niente qualcosa di scontato.
Abbiamo imbarcato diverse bottiglie, per i nostri tre giorni di
discesa e siamo dunque già fortunati ma non è facile abituarsi a
bere acqua bollente. Per noi popolo delle bibite ghiacciate, dei
frigoriferi e dei condizionatori è davvero una bella scoperta:
disseta!
Verso
le cinque del pomeriggio, stanchi e con gli occhi pieni delle
immagini della giornata, cominciamo ad avvicinarci alle secche in
mezzo al fiume dove monteremo le tende e dormiremo. Nella confusione
generale le nostre guide sanno invece perfettamente cosa fare e
bisogna farlo subito, prima del tramonto. Noi viaggiatori iniziamo a
preparare le tende distratti dal sole che pian paio diventa una
meraviglia e ci lascia per una notte stellata da non credere. Intorno
al fuoco siamo davvero molto affamati, divoriamo tutto, i piroguier
si tengono un po’ in disparte ma quelli che conoscono il francese o
l’inglese chiacchierano volentieri.
Durante
la notte il silenzio assoluto e lo scorrere lento dell’acqua sono
gli unici rumori..
Il
secondo giorno la sveglia è all’alba. Nei bagni improvvisati
dietro ai cespugli ci prepariamo veloci. Nessun comfort e nessuna
attenzione superflua a se stessi, tutto ciò non è necessario.
Siamo
di nuovo sulle nostre imbarcazioni e il paesaggio comincia a
cambiare. La vegetazione folta della rive dove abbiamo visto
camaleonti e tartarughe lascia il posto a pareti rocciose. Charli, il
nostro accompagnatore, è felicissimo quando trova un grosso
camaleonte, dice che lo porterà ai suoi bambini, mi viene in mente
che forse è commestibile. Sulle rocce è facile scorgere piccoli
puntini blu intenso, il “martin pescatore”, oppure nuvole nere di
pipistrelli ben attaccati nelle cavità. Non ho contato quanti
bambini ho visto su quelle rive, erano moltissimi e simpatici nelle
loro magliette strappate, aspettavano il nostro passaggio per un
saluto e mille sorrisi.
La
gente dei villaggi sul fiume approfitta del passaggio della piroghe
per farsi portare messaggi, piccoli pacchi o notizie dai piroguier,
metodi antichi di comunicazione che ricordano a chi se lo fosse
dimenticato il dono della pazienza.
Al
termine di questa giornata siamo già molto stanchi, mangiamo
silenziosi ma a me non dispiace, ho così il tempo per imprimere
nella mente tutte le immagini che non sono state rubate con una
fotografia, ma che sono e saranno altrettanto forti nei miei ricordi.
Al
terzo e ultimo giorno ci fermiamo per il pranzo alle cascate, pochi
metri addentrandoci dalla riva ed ecco apparire queste due meraviglie
di acqua pura, trasparente e fresca: le piscine naturali. Sarà il
primo bagno in tre giorni, un vero piacere.
Giunti
al termine del percorso siamo quasi stupiti perché non sembrava così
vicino eppure anche così atteso, perché la fatica è stata tanta.
Saluto
il piroguier Tata nel nostro linguaggio fatto di piccoli
gesti, perché purtroppo non parla francese, non sembra per niente
stanco e a sorpresa scopriamo che tutti loro torneranno
immediatamente indietro, remando controcorrente, torneranno alle loro
case e a prendere altri viaggiatori.
Il
percorso che ci ha portato delle rive dello Tsiribihina al villaggio
più vicino è stato denso di emozioni. Gli zebù trainavano i
carretti con i nostri zaini, noi tutti sognavamo un letto e un bagno,
ma quei cinque chilometri a piedi nelle campagne sono stati segnati
da un’atmosfera dolcissima. I bambini che ci offrivano i fiori, le
persone che salutavano, i colori di quella terra: il nostro passaggio
goffo e stanco era accolto con una simpatia molto rara, la nostra
invasione era accettata e tollerata, i nostri visi sconvolti ignorati
e consolati. Che momento perfetto! Infine siamo arrivati al termine
del viaggio: piccoli bungalow sono pronti per noi, cibo e acqua
corrente. E all’orizzonte si scorge il primo immenso Baobab.





1 commento:
Sono basito. Non immaginavo di immedesimarmi tanto. Quando ho letto del baobab ero pieno di emozione. Fossi stato in altro luogo avrei ceduto ai miei argini.
Brava viaggiatrice.
Tatà sarà un nome che rimarrà nella mente, anche se per altri motivi.
Mi domando sono una roba: sarà possibile percorrere mondi anche meno lontani da qui?
La risposta sta nella domanda, lo so, ed io credo di averla.
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